Abbiamo perso di vista il destino

il vento che annuncia la neve

il crescere ingenuo di un figlio, di un cane, di un seme.

Abbiamo dimenticato la fede

il tempio che siamo e che siamo nel tempo

dal tempo cullati a variare sembianze

villaggi di stanze

senza acqua corrente

divenuti metropoli pieni di gente

un po’ per forza un po’ per desiderio

un po’ anche per il progresso

che avanza e non chiede.

Se avessi di fronte la Storia

vorrei farle una sola domanda:

quale lingua devo parlare perché

ogni uomo esistito e futuro

mi possa capire?